C’è sempre una prima volta per tutto nella vita: la prima parola, il primo passo, il primo amore… la prima Jam! Ed è la prima per tutti: per la Sardegna,  per Cagliari,  per i Fabbricastorie e per gli audaci giovani jammer che si sono cimentati nell’impresa. Tutti pionieri di questo evento planetario, giunto alla sua nona edizione, al quale Cagliari per la prima volta si aggiunge alle altre otto città italiane partecipanti.

Un salto nel buio, ma un salto di quelli in cui non sei solo e puoi permetterti il rischio di buttarti senza troppe domande e paure… in fondo non c’è nulla da perdere, a parte 48 ore della  tua vita… la tua lucidità mentale.. e la cognizione del tempo. Considerando che passiamo in media ventisette anni dormendo e due a lavarci penso che per due giorni si possa  anche rinunciare a tutto questo!

A dimostrazione che ne vale la pena ci sono le esperienze  dei più di quaranta partecipanti alla Global Game Jam di Cagliari  che  per tutto il lungo week end, armati di buona volontà , laptop, periferiche di ogni sorta e beni di prima necessità, hanno pacificamente “occupato” una delle sale dell’ex Manifattura Tabacchi  per creare  videogiochi e giochi.

Si son fatti bastare tutto… il tempo, le risorse umane e non, le chiacchiere, le discussioni, il bollitore con la macchinetta del caffè,  il cibo, le ore di sonno.

Il gioco rompe i confini già dalla prima mattinata del venerdì, dedicata a dibattiti e seminari sul mondo del gioco iniziata con la presentazione dell’app Discovery Cagliari e terminata nel pomeriggio con un interessante intervento di Beniamino Sidoti che a pochi minuti dall’inizio della Jam ci ricorda ciò che è bene tenere a mente se si vuole creare un gioco.

Sono le 17 in punto quando ufficialmente inizia questa prima Jam cagliaritana: dopo un video divertente, che anticipa a tutti verso cosa stiamo per andare incontro, viene svelato il tema al quale  più di 36.000 jammer  sparsi in 95 Paesi nel mondo dovranno ispirarsi per la  progettazione del videogioco.

Waves

“Onde” è il tema di questa Global Game Jam 2017;  un mare di idee (s)travolge i jammer. Dal silenzio iniziale al brulicare rumoroso di idee e discussioni il tempo è breve. Si ha la sensazione che da un mare appena increspato ne sia venuto fuori uno tsunami. Rimanere con i piedi per terra a questo punto non è cosa da poco.

Si delineano i primi progetti, prendono forma i diversi team. C’è un iniziale disorientamento nel capire come procedere e si sperimentano soluzioni. Ci si affida alle Good vibes, si va per sensazioni nel supportare un progetto piuttosto che un altro. Si cerca di inserirsi in un gruppo  dove le proprie competenze potrebbero essere più  utili. Un programmatore di là, un game designer di qua ed un grafico che si fa in tre,  gli equipaggi sono pronti a salpare.

Il rischio di addentrarsi in mari troppo grandi è dietro l’angolo.  Qualcuno cede al canto delle sirene e si ritrova ben presto sommerso in acque non facili da navigare. C’è chi pagaia da solo, chi ben equipaggiato naviga con prudenza in acque sicure, chi abbandona navi troppo affollate, chi s’improvvisa guardia costiera prestando soccorso qua e là  a naufraghi e marinai a corto di ciurma. Ciò che conta  è rimanere a galla! Alla fine, senza saperlo,  ci si scopre tutti lupi di mare e poco importa se fuori imperversa il maltempo.

Una tromba d’aria ed una pioggia torrenziale ci segrega ancor più dal resto del mondo, e mentre la nostra città cede alla forza della natura, alla Jam si lavora senza sosta guardando ogni tanto fuori dalla finestra. Esperienza immersiva sotto tutti i punti di vista.

IL GAMEPLAY

Man mano che il tempo passa aumenta la sensazione di far parte di uno strano videogioco. Lo jammer, desideroso di concretizzare il progetto entro la fine della Jam, può fare principalmente due cose: rimanere seduto al tavolo o alzarsi. Se rimane seduto può decidere se pensare, confrontarsi con il team, rispondere alle domande di altri jammer, produrre o divagarsi. Se si alza può interagire con l’ambiente circostante e per chi ha avuto la possibilità di dedicarsi a questa attività esplorativa ne ha sicuramente tratto giovamento. Le opzioni sono diverse: se ci sposta nell’area caffè/the,  oltre a rifornirsi di energie, potrà quasi sicuramente incontrare un altro jammer in pausa. Se si sceglie di chiacchierare con lui si possono reperire informazioni utili o intraprendere interessanti conversazioni su svariati temi. Nulla vieta  di abbandonare l’area ristoro senza interazione alcuna. Se la barra “bisogni primari” è pericolosamente rossa ci si può dirigere nella zona bagni. Se la fame si fa sentire si può  abbandonare momentaneamente la Jam per andare alla ricerca di cibo il più vicino possibile. Altra possibilità è girare tra i tavoli a curiosare,  reperire manodopera, playtester, consigli, pareri e quant’altro sia utile per portare a termine la mission (impossible) del proprio team.  Un paio di scalini e si raggiunge l’area del silenzio. Quello che accade ai piani alti è noto a pochi temerari.

Senza volerlo siamo tutti parte di un serious  game multiplayer sincrono.

CREATORI DI GIOCHI, MONDI, OPPORTUNITÀ

Quando oramai il tutto sta per volgere al termine e scatta il countdown di chiusura, ognuno sa di aver fatto il possibile.  Non importa se non è tutto perfetto,  se si è solo a metà dell’opera,  se non tutto funziona come pensato…quello che importa è quel micromondo che è stato creato… cosa possiamo pretendere in 48 ore!?  In fondo anche uno dei migliori creatori ha impiegato 7 giorni per farne uno ed è persino pieno di bug!

Non manca lo scoraggiamento per ciò che non è andato come previsto,  ma accettare gli errori fa parte del gioco e sono esperienze preziose non affatto negative. La Jam termina,  ma per tutto ciò che è stato pensato e realizzato è solo l’inizio.

Ogni Team condivide il proprio gioco on line con il resto del globo e poi a turno lo presenta a tutti i presenti di questa Jam. È un momento di applausi e di risate rilassate. Solo ora ognuno scopre quanto produttive siano state queste ultime 48 ore e ci si meraviglia. Tuttavia ognuno prova un po’ di sana insoddisfazione per ciò che non si è riusciti a fare, ma ben venga. Quella sensazione di poter dare di più è  lo stimolo ideale per migliorarsi, mettersi in gioco, perseverare, condividere la propria esperienza, sfruttare al meglio le proprie potenzialità.  Possiamo fare più di quello che riusciamo ad immaginare.  Ampliare l’orizzonte delle nostre possibilità crea nuove opportunità. Quando non possiamo cambiare la realtà possiamo crearne una nuova. Spesso dovremmo osare un po’ di più, senza presunzioni, e investire sulle nostre competenze ed idee. Le idee sono l’anima e il motore del mondo. Coloro che le condividono e le concretizzano ne determinano l’evoluzione…e fanno Rivoluzione!

Come ha fatto notare Sidoti, poco prima dell’inizio della Jam, il mondo del gioco, è sempre stato un passo avanti  rispetto a tutto il resto. Perciò “Se volete conoscere il futuro, giocate!”

 

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