Durante il seminario che abbiamo giocato alla Books una giocatrice ha accennato alla sua difficoltà a giocare in un mondo di maschi. «Ohibò!», abbiamo pensato, non credevamo che le cose fossero ancor a questo punto. Per consolarla le abbiamo promesso di farle leggere il mitico articolo di Gianna Masetti in materia.

Coraggio, ragazza. Altre ci sono passate prima di te.

Galateo di roleplaying moderno per signorine

di Gianna Masetti

Questo breve manuale è indirizzato alle fanciulle desiderose di giocare a Twilight 2000, Danger International, Delta Force e affini, senza sapere nulla di armi (e senza alcun desiderio di impararlo).

Woman armedSei seduta al tavolo di gioco, con persone apparentemente normali. Non farti ingannare dalla prima impressione: i modi urbani e l’aspetto rassicurante nascondono dei folli invasati, come avrai modo di scoprire. Prendiamo una situazione tipica. Siete dei prodi mercenari trincerati in una foresta mentre attorno a voi piove il prodotto nazionale annuo di munizioni del regno di Ruritania. Il Master si rivolge all’individuo desuto accanto a te e gli chiede quali siano le sue intenzioni. «Suicidarsi? Arrendersi? Farsi prendere dal panico?» pensi tu. Niente di tutto questo. L’individuo consulta la propria scheda con espressione di tranquilla competenza e annuncia: «Prendo il ci-nove-barra-tre e lo carico con sei braz, sgnaccolo la fivola, arroccio il barigonzolo, faccio tre whops con scappellamento a destra in due fasi punto sette che diventano zero punto uno perché sono in copertura zigrinata alare, quindi ho più centosettanta a cui sommo ottanta grazie al waka barra cinque dal momento che è notte». Il Master lo guarda con compiacimento e tira vari etti di dadi sul tavolo facendolo sobbalzare violentemente e tenendo il computo dei morti con una calcolatrice tascabile. Generalmente, qualche altro individuo alza la testa con una luce indecifrabile negli occhi e fa notare che lui avrebbe optato per due whops anziché tre, data la pendenza del terreno e l’umidità dell’aria; qui di solito segue una disquisizione dotta e infarcita di citazioni di cui ti risparmio pietosamente i particolari.

Ora, vedendoti accanto queste spaventose macchine per uccidere che sono gli altri giocatori, tu te ne staresti buona buona nella tua comoda trincea senza dare fastidio a nessuno, magari a sferruzzare un coprimitra di lana, tanto ti proteggono loro. Il credo femminile rispetto alla guerra, da che mondo è mondo, è «perché farsi coinvolgere se ci pensano questi fessi?», e chi sei tu per ignorare un istinto atavico così potente e radicato? Non sperarci nemmeno per un istante. Per due motivi. Primo, il Master, che è uomo d’onore, non vuole che tu rimanga estranea alla vicenda, e pur considerandoti nel fondo dell’anima una povera deficiente afflitta da incompetenza congenita come tutte le donne, ha la bontà di farti sparare addosso dai cattivi a ritmo regolare tanto per tenerti allegra. Secondo, per quante perdite umane vengano inflitte ai nemici dai tuoi commilitoni, in qualche luogo non lontano devono continuare ad arrivare dei pullman gran turismo carichi di rinforzi, visto che non si riesce mai a farli fuori tutti; la conseguenza è che giunge inevitabilmente l’attimo terribile in cui tutti i fanatici che ti sono seduti accanto esclamano contemporaneamente: «Ho finito i miei attacchi!» e diverse paia di occhi ti si puntano addosso mentre cerchi di scivolare sotto il tavolo con un sorriso di circostanza. Il Master ti chiede: «E tu che fai, non attacchi?» E’ il tuo grande momento.

Non ti resta che annuire con un entusiasmo che sei ben lontana dal provare. Il tuo calvario è appena cominciato. La domanda successiva è: «Cosa fai?» Se pensi di cavartela indicando il vicino e dicendo «Quello che ha fatto lui!» sei completamente fuori strada: ti verrà fatto notare amabilmente che tu non hai un ci-nove-barra-tre perché non l’hai chiesto all’inizio dell’avventura. Consulti la tua scheda con preoccupazione, quindi ti rassereni: infatti hai scelto dalla lista delle armi quella con il nome più roboante, che dev’essere qualcosa di terribile: «Ho un Total Panic/Sterminator of Innocents!», annunci con entusiasmo, questa volta autentico. Cinque lunghi secondi di silenzio, in cui sei fatta oggetto di sguardi che vanno dal disgustato al compassionevole, quindi una voce dall’altro capo del tavolo esclama: «Ehi, gente, questa va in giro con una cerbottana caricata a pallini di carta!».

preparation gun safeChe altro ti resta se non annunciare che ti accucci in fondo alla trincea coprendoti gli occhi per non vedere il sangue? Impossibile. Il Master,che è uomo d’onore, sapendo in cuor suo che sei una povera idiota convinta che Ingram sia una marca di lavatrici, ti concede una possibilità: «Senti, ti sostituisco il Total Panic con una schiacciacani della prima guerra mondiale; se stai in mira un quarto d’ora hai il cinque per cento di probabilità di colpire un edificio a cinque metri di distanza». Traboccante di gratitudine, non puoi fare altro che usare immediatamente il potente strumento di sterminio messo così gentilmente a tua disposizione: «SPARO!», squittisci. Povera illusa. La tappa successiva del calvario è la più ardua. Pensavi che fosse così semplice? Il Master ti guarda con un pizzico di impazienza nella serafica bontà del suo sguardo: «OK, spari, ma come?» No, non serve puntare il dito e fare ‘PUM!’, lo dico per esperienza diretta. Bisogna cercare di essere tecnici, e tu non sei preparata. Sentendoti improvvisamente tornata sui banchi di scuola, ti guardi attorno con la coda dell’occhio sperando che qualcuno suggerisca. Inutile: il pazzoide accanto a te è sprofondato nella lettura di tabelle che gli permetteranno di implementare ulteriormente il suo potenziale distruttivo, un altro che potrebbe darti un piccolo aiuto sta guardando rapito (eufemismo) la fidanzata che giace addormentata ormai da ore sul divano, i fanatici restanti discutono animatamente di qualcosa di insulso; se poi cerchi aiuto dalle giocatrici, una, quella vigliacca, si è nascosta dietro un mobile e non ha nessuna voglia di farsi notare dal Master prima che i nemici abbiano terminato i LORO attacchi, l’altra, quella creativa, è nella sua trincea che inietta morfina ai castori, conversa con i contadini locali (mai nominati dal Master), cerca erbe medicinali, insomma, per farla breve, è completamente avulsa dall’avventura in corso e ne sta arbitrando allegramente un’altra per conto suo. «Sparo e basta! Punto la canna verso il primo idiota di nemico che vedo e sparo!» rispondi stizzita, sentendoti un po’ ingrata. Il Master ormai sembra trasudare santità, e siccome è uomo d’onore scaccia l’espressione di disprezzo che per un attimo gli ha alterato i lineamenti e ti chiede, con voce un’ottava più bassa del normale: «Ma ne sei proprio sicura?» «Nnn…be’, cioé… ma sennò che cavolo faccio… Ma sì, sparo, e chi se ne frega!» esclami con aria di sfida. Il silenzio cala nella stanza, mentre il Master tira fuori da sotto il tavolo un secchiello da ghiaccio pieno di dadi, con espressione funerea. «Ma cosa ti è saltato in testa?» ti senti sibilare all’orecchio dagli altri giocatori. «Mai visto fare una cavolata del genere!».

Gun controlIl Master ti guarda con pietà, e improvvisamente scorgi una debole aureola di luce dorata che gl’incornicia la nobile testa. «Mi dispiace, ma ti sei dimenticata di impunzonare il robolo. L’arma ti esplode in faccia». A questa frase fatale segue uno scroscio di dadi dal secchiello (i danni che ti infligge l’esplosione; il secchiello era già pronto perché tanto ti succede tutte le settimane) che fa cedere definitivamente le gambe del tavolo con un ultimo sussulto. «Ma come, la mia scaccicani di danni ne faceva un dado da sei diviso trenta… Come può farmi tanto male esplodendo?!?» Il sorriso d’indulgenza che scorgi sulle facce degli altri ti fa capire che la tua domanda è così sciocca da non meritare risposta. «So… sono morta?» chiedi con un filo di voce. «Be’, non proprio. Diciamo che SARESTI morta» risponde il Master, che ormai sta levitando a un metro e mezzo da terra tra le note celestiali di un coro di angeli, «ma non voglio eliminarti così dall’avventura. L’esplosione ti ha dato fuoco ai capelli, ti ha fatto saltare tutti i denti per l’impatto, ti puzza l’alito di carbone e sei in coma, FORSE reversibile.» «No, allora è meglio morta!» piagnucoli facendo cenno di accartocciare la scheda.

Non suscitare invano la collera del Master, che è uomo d’onore ed eè stato fin troppo paziente con te: è pur vero che è meglio un personaggio morto che uno con l’alito cattivo, ma il prossimo personaggio sarebbe conscio e in grado di agire! Sei proprio sicura di volerlo? Dammi retta, è molto meno stressante impersonare un mercenario in coma.

Questo sito utilizza una varietà di cookie per gestire i servizi offerti agli utenti e offrire un'esperienza di navigazione migliore. Per indicare che hai capito clicca sul tasto Altre informazioni

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close